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Société des Missions Africaines –Province d'Italie

né le 26 octobre 1943 à Andora (Imperia)
dans le diocèse d'Albenga, Italie
membre associé à la SMA en 1970
prêtre en juin 1966
décédé le 13 janvier 1982 
Père Angelo Bianco

1966-1970 vice curé de Diano Marina (Italie)
1970-1982 missionnaire en Côte-d'Ivoire 
(diocèse d’Abengourou)
Tanda puis Bondoukou
a fréquenté l’ISCR pendant une année à Abidjan

décédé à Bondoukou, Côte-d'Ivoire, le 13 janvier 1982,
à l'âge de 38 ans

 

P. Angelo Bianco

Lunedì 16 marzo 2009, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “All’Apollinare”, in Albenga (SV), è stata discussa la tesi di Alessandra Bellone sul compianto don Angelo Bianco, sacerdote missionario associato alla comunità S.M.A. di Genova. Il titolo “Sulle ali dello spirito, don Angelo Bianco e l’annuncio della Parola in terra africana 1943-1982”, vuole sottolineare come don Angelo, in giovane età abbia seguito la propria vocazione missionaria, affidandosi allo Spirito e mettendosi in viaggio sui sentieri sterrati e sconosciuti dell’Alto Volta, in Costa D’Avorio, incontrando le popolazioni ivoriane, imparando la loro lingua, il kulango, le loro tradizioni.

Don Angelo è partito dalla piccola diocesi di Albenga-Imperia, lasciando ad Andora la sua famiglia e a Diano Marina una comunità a lui molto affezionata. Il legame con loro non è mai venuto meno, ma giorno dopo giorno è riuscito ad entrare nello spirito dei numerosi villaggi, raggiunti percorrendo anche i sentieri più selvaggi con il suo “bolide rosso” ( una vecchia auto donatagli dagli amici italiani): Viaggiando in tourné nei villaggi, come diceva lui, portava anche nei luoghi più isolati la sua capacità di testimoniare Cristo rendendolo presente in mezzo a loro con le immagini proiettate da un vecchio riproduttore, ma soprattutto parlando in una lingua che, attraverso uno studio costante di anni, ha reso strumento di evangelizzazione.

Le persone accolgono don Angelo come uno di loro, non uno straniero in visita, lo ascoltano e attraverso di lui imparano a conoscere Gesù come un seme di speranza nella loro vita. Don Angelo, con il suo impegno, grazie alla generosità degli amici italiani, riesce a concludere diverse opere che danno sostegno alle popolazioni locali:fonda cooperative per l’allevamento dei maiali, sprona i giovani all’agricoltura attraverso l’uso dei trattori, cerca di costruire dispensari per alleviare le sofferenze. Per don Angelo testimoniare il Vangelo significa soprattutto partecipare e condividere tutti i problemi del popolo kulango-abron, un popolo di agricoltori che sa aprirsi all’annuncio di Cristo e accoglierlo nella propria vita. bianco 2

Il centro del lavoro è costituito dalla parola di don Angelo, ciò che ha scritto nella sua corrispondenza e il suo grande lavoro di studio della lingua kulango. Angelo è consapevole che la missione non è proselitismo, ma vive dell’impulso originario e insopprimibile per cui la fede cristiana proietta i propri valori nel vissuto storico dell’uomo: raggiunge l’uomo dove vive, lavora, gioisce, soffre. Missionario è colui che è inviato da Gesù Cristo per com-patire i dolori e le gioie dei fratelli.

Evangelizzare significa non soltanto insegnare una dottrina, bensì annunciare il Signore Gesù con parole e azioni, cioè farsi strumento della sua presenza e azione nel mondo. Nella consapevolezza che, sebbene il Vangelo sia indipendente da tutte le culture, esso è capace di impregnarle tutte senza tuttavia lasciarsene asservire. “Ogni persona ha il diritto di udire la “buona novella di Dio che si rivela e si dona in Cristo, per attuare in pienezza la sua propria vocazione” (1).

Come sacerdote in terra di missione, Angelo, va incontro all’uomo, con umiltà e rispetto, approfondisce la conoscenza della loro storia, gli usi, i costumi, le leggende, i proverbi. Dedica molte energie allo studio della lingua. Egli cerca un dialogo sincero che vuol comprendere le ragioni, i sentimenti altrui, tiene conto delle speranze e delle sofferenze, delle situazioni concrete di coloro ai quali si rivolge.

Un lavoro che rivela l’amore per questo popolo, un amore ricambiato, tanto che don Angelo è ribattezzato con un nome in lingua kulango: Kuamè Boroni Hemirigon (2).

Un nome africano per un sacerdote africano, che percorre la strada della carità, perché è proprio la carità l’anima della Missio ad gentes, come ricorda il bianco 3Santo Padre Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est: “l’amore è la missione fondamentale della Chiesa (3)”.

Dove vince l’amore la fede si propaga. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)

Don Angelo, a seguito di un attacco fulminante di malaria si spegne il 13 gennaio 1982. Il dono della sua giovane vita continua ancora oggi ad essere strumento di evangelizzazione in quella terra lontana.

(1) Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio, n 46

(2) Kouamè, cioè nato un sabato, perché è un sabato che è sbarcato in Costa d’Avorio e quindi è nato per l’Africa. Boroni, cioè “il bianco” perché non si può cambiare il colore della propria pelle. Hèmirigòn, cioè se qualcuno mi fa del male, io confido il giudizio a Dio.

(3) Benedetto XVI, Deus Caritas est, n. 5.

Alessandra Bellone