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Société des Missions Africaines – Province d'Italie

FINOTTI Luigi né le 23 août 1932 à Loreo (Ro)
dans le diocèse de Chioggia (Italie)
membre de la SMA le 15 juillet 1962
prêtre le 6 juillet 1956
décédé le 8 août 2006

1956-1959 en paroisse dans le diocèse de Chioggia
1962-1965 missionnaire en Côte-d'Ivoire (Agboville
Agnibilékrou, Tanda)
1965-1971 Gênes (Italie)
1971-1973 Tanda (Côte-d'Ivoire)
1973-1978 
1978-1989 missionnaire en Côte-d'Ivoire (Assuefry,
Bondoukou)
1989-1992 Feriole (Padova)
1992-1999 missionnaire en Côte-d'Ivoire (Tabagne)
1999-2005 Feriole (Padova)
2005-2006 Genova

décédé le 8 août 2006 à Genova (Italie) 
à l’âge de 73 ans

P. Luigi Finotti

Un prete che ha saputo darsi senza remore

…In Africa non ha paura di girare nei villaggi: è fuori per diversi giorni, camminando a piedi, vivendo come la gente. Indossa di volta in volta la casacca del muratore, dell’infermiere, finottidell’insegnante, del confidente, senza smettere mai di essere soprattutto prete. Non ha problemi di orari e non ha remore per darsi quando c’è bisogno di lui. A volte accade persino che si dimentichi di non avere il dono della bilocazione e che lo si attenda in due luoghi diversi alla stessa ora!

Un rapido sguardo al succedersi dei luoghi dove ha esercitato il suo ministero ci rivela una discreta lista di luoghi nell’Ovest della Costa d’Avorio (Agboville, Agnibilekrou, Tanda, Assuéfry, Bondoukou, Tabagne) e in Italia. Chi conosce i missionari e soprattutto chi ha conosciuto P. Luigi sa che rimanere in Italia è spesso una penitenza! Se gli si chiede di passare da un luogo all’altro, o se lo si trattiene in Italia come direttore spirituale dei seminaristi o come animatore vocazionale è perché si sa che a P. Finotti si può chiedere anche ciò che si ha paura di chiedere a qualcun altro!

Dopo l’infarto i medici gli consigliano una vita più tranquilla, magari in Italia, ma per lui la clinica migliore sta in Africa e la terapia più efficace è la visita ai villaggi, il contatto con la gente, la sua vita di missionario.

Tornato in Italia, fin che la salute glielo permette, continua a rendersi disponibile per ritiri, messe, confessioni, e alla fine si rende disponibile persino per fare il cuoco e il portinaio di comunità.

Uomo di relazione

…Dio gli aveva fatto un grande dono: quello di una memoria formidabile per quanto riguarda relazioni di parentela, situazioni e problemi di vita. E così quando incontrava quella persona dopo tanti anni, la chiamava per nome, le chiedeva notizie del tal parente e del tal altro, si informava sull’evolversi di quel problema di cui si era parlato anni prima.

Aveva lavorato in mezzo a culture e tradizioni diverse, vivendo sempre come un arricchimento l’incontro con modi nuovi di vivere e di pensare.

Uomo della dolcezza e della gioia

Certamente Dio e i suoi genitori lo avevano benedetto corredandolo con un carattere solare. P. Gigin era quasi naturalmente dolce e sereno.

Il cammino di fede e l’attenzione alla gente che incontrava lo avevano aiutato a crescere in umanità. Sapeva che per vivere con gli altri serve una dose massiccia di umiltà. Anche quando doveva richiamare qualcuno lo faceva con tatto e dolcezza, con estremo rispetto.

Uomo di Dio

P. Luigi è stato uomo di profonda fede e prete e missionario dal profondo del cuore. Sull’esempio del Fondatore della SMA, non aveva che un’ansia, una preoccupazione, amare il Signore e farlo amare.

A chi gli chiedeva che cosa lo facesse soffrire di più rispondeva: il fatto di sentire che le mie forze vanno diminuendo, e che il lavoro da fare è ancora così grande.

Ma sapeva anche che quel Dio che si serve di noi, sa lavorare anche al di là dei nostri sforzi e allora, guardando quel che aveva fatto nella sua vita per il Signore e ciò che Dio aveva fatto per lui, esclamava: “Non finirò mai di ringraziare il Signore per ciò che ho potuto vivere e sperimentare nella mia vita missionaria”.

P. Luigi non aveva paura di morire. Ogni mattina quasi si meravigliava di essere ancora qui. Nel suo cammino col Signore aveva imparato ad avere più paura di una vita sbagliata che non della morte, a temere più una vita vuota e insulsa che non l'ultima frontiera che ha oltrepassato aggrappandosi forte al cuore di Colui che non vuole perdere nulla, non lascia cadere nessuno.

P. Angelo Besenzoni, Sma


Padre Luigi FINOTTI (1932 - 2006)

Dall’Omelia del Funerale di P. Luigi Finotti a Rimini, 10 Agosto 2007.


Un prete che ha saputo darsi senza remore
…In Africa non ha paura di girare nei villaggi: è fuori per diversi giorni, camminando a piedi, vivendo come la gente. Indossa di volta in volta la casacca del muratore, dell’infermiere, dell’insegnante, del confidente, senza smettere mai di essere soprattutto prete. Non ha problemi di orari e non ha remore per darsi quando c’è bisogno di lui. A volte accade persino che si dimentichi di non avere il dono della bilocazione e che lo si attenda in due luoghi diversi alla stessa ora!

Un rapido sguardo al succedersi dei luoghi dove ha esercitato il suo ministero ci rivela una discreta lista di luoghi nell’Ovest della Costa d’Avorio (Agboville, Agnibilekrou, Tanda, Assuéfry, Bondoukou, Tabagne) e in Italia. Chi conosce i missionari e soprattutto chi ha conosciuto P. Luigi sa che rimanere in Italia è spesso una penitenza! Se gli si chiede di passare da un luogo all’altro, o se lo si trattiene in Italia come direttore spirituale dei seminaristi o come animatore vocazionale è perché si sa che a P. Finotti si può chiedere anche ciò che si ha paura di chiedere a qualcun altro!

Dopo l’infarto i medici gli consigliano una vita più tranquilla, magari in Italia, ma per lui la clinica migliore sta in Africa e la terapia più efficace è la visita ai villaggi, il contatto con la gente, la sua vita di missionario.
Tornato in Italia, fin che la salute glielo permette, continua a rendersi disponibile per ritiri, messe, confessioni, e alla fine si rende disponibile persino per fare il cuoco e il portinaio di comunità.

Uomo di relazione
…Dio gli aveva fatto un grande dono: quello di una memoria formidabile per quanto riguarda relazioni di parentela, situazioni e problemi di vita. E così quando incontrava quella persona dopo tanti anni, la chiamava per nome, le chiedeva notizie del tal parente e del tal altro, si informava sull’evolversi di quel problema di cui si era parlato anni prima.
Aveva lavorato in mezzo a culture e tradizioni diverse, vivendo sempre come un arricchimento l’incontro con modi nuovi di vivere e di pensare.

Uomo della dolcezza e della gioia
Certamente Dio e i suoi genitori lo avevano benedetto corredandolo con un carattere solare. P. Gigin era quasi naturalmente dolce e sereno.
Il cammino di fede e l’attenzione alla gente che incontrava lo avevano aiutato a crescere in umanità. Sapeva che per vivere con gli altri serve una dose massiccia di umiltà. Anche quando doveva richiamare qualcuno lo faceva con tatto e dolcezza, con estremo rispetto.

Uomo di Dio
P. Luigi è stato uomo di profonda fede e prete e missionario dal profondo del cuore. Sull’esempio del Fondatore della SMA, non aveva che un’ansia, una preoccupazione, amare il Signore e farlo amare.
A chi gli chiedeva che cosa lo facesse soffrire di più rispondeva: il fatto di sentire che le mie forze vanno diminuendo, e che il lavoro da fare è ancora così grande.
Ma sapeva anche che quel Dio che si serve di noi, sa lavorare anche al di là dei nostri sforzi e allora, guardando quel che aveva fatto nella sua vita per il Signore e ciò che Dio aveva fatto per lui, esclamava: “Non finirò mai di ringraziare il Signore per ciò che ho potuto vivere e sperimentare nella mia vita missionaria”.
P. Luigi non aveva paura di morire. Ogni mattina quasi si meravigliava di essere ancora qui. Nel suo cammino col Signore aveva imparato ad avere più paura di una vita sbagliata che non della morte, a temere più una vita vuota e insulsa che non l'ultima frontiera che ha oltrepassato aggrappandosi forte al cuore di Colui che non vuole perdere nulla, non lascia cadere nessuno.
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